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Palazzoli: la scoperta dell'anoressia |
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Il
3° convegno dell'associazione Centri Mara Selvini - 24 maggio 2008 |
L'anoressia mentale è caratterizzata dal rapporto problematico con il corpo e con il cibo, derivante dal timore di diventare grassi, anche in presenza di una oggettiva magrezza. È distorta la percezione corporea; la preoccupazione per il proprio peso è ossessionante, oppure è alterato il rapporto con il cibo, percepito come un nemico. Oltre alla magrezza, che mette a rischio la vita, è presente la perdita del ciclo mestruale. L'anoressica non è una inappetente ma una affamata che lotta con la sua fame.
Al contrario della ferrea determinazione dell'anoressica, la bulimica ha perso la propria lotta contro la fame. Infatti la bulimia è caratterizzata dall'esigere immediato sollievo dalla pressione emotiva attraverso episodi di abbuffate alimentari e successivi comportamenti finalizzati a prevenire l'aumento di perso attraverso il vomito autoindotto, lassativi, diuretici, intenso moto.
Anoressia e bulimia sono diffuse principalmente tra le femmine, anche se c'è un maschio ogni 10 ragazze. I sintomi compaiono tra i 12 ed i 18 anni, però recentemente sono in aumento i casi di esordio a 8-10 anni, un tempo molto più rari, notizia già riferita da Repubblica il 28/11/05, articolo tradotto da Newsweek.
Il libro di Mara Selvini Palazzoli del 1963, L'anoressia mentale, oggi riproposto dall'Editore Cortina, venne rifiutato per la traduzione americana in quanto l'anoressia era allora una "malattia rara".
Oggi invece vi sono in media l'8-10% di ragazze adolescenti affette da un disturbo del comportamento alimentare. In Italia ci sono 8500 nuovi casi ogni anno, e ogni anno 65.000 giovani tra i 12 e i 25 anni necessitano di avere cure intensive in quanto affetti da anoressia e bulimia.
Va sottolineato che se le anoressiche degli anni Cinquanta e Sessanta erano tutte digiunatrici, ora invece queste sono una minoranza, mentre sono quasi tutte ragazze che hanno iniziato a star male digiunando ma che ora si abbuffano e vomitano. E' evidente il calo storico di un comportamento ascetico e sacrificale.
Come
elemento sociologico si può parlare di una grandissima maggioranza
di casi "mimetici", nel senso di una gran parte di bulimiche (quasi
tutte) che tengono nascosti a tutti, anche ai familiari, le loro abbuffate
ed il successivo vomito. E ci riescono anche per moltissimi anni.
Ma anche molte anoressiche, seppur in minor percentuale, riescono a tener
segreto il loro disturbo, soprattutto ad amici, compagni di classe o di lavoro.
L'anoressia
porta alla morte tra il 5 % ed il 20 % delle pazienti (in un quarto dei casi
per suicidio).
La bulimia porta alla morte nel 3 % (in un quarto dei casi per suicidio).
L'anoressia è presente solo nella cultura occidentale (in proporzioni piuttosto omogenee tra i vari paesi) laddove la magrezza è considerata un valore, mentre non esiste nelle culture del terzo mondo dove "grasso è bello".
Curare i disturbi alimentari è molto difficile, perché la paziente attraverso il proprio sintomo tiene a bada un disagio sottostante, il sentimento di un proprio "difetto", di qualcosa che non va. Attraverso il sentimento di forza e di potere dato dal digiuno, o attraverso il sollievo e il conforto dell'abbuffata, la ragazza sente di stare meglio di prima: questo illusorio compenso la rende ostile ad ogni tentativo di farle abbandonare il sintomo. È per questo che è nata la terapia familiare, che punta sulla collaborazione di genitori e fratelli, loro sì preoccupati per il malessere della ragazza e determinati ad aiutarla.
Anche
nelle anoressiche da noi curate, attraverso il costante coinvolgimento di
genitori e fratelli, che sono andate molto meglio della media di quelle curate
con altri metodi (in particolare abbiamo avuto solo l'1.4 % di decessi) la
malattia ha un'analoga durata. L'anoressia ha una lunga durata, infatti si
guarisce in media dopo cinque anni. Va sottolineato che i risultati verificati
alcuni anni dopo la fine del trattamento mostrano un benessere globale dell'ex
paziente (abbandono del sintomo, vita sentimentale, affettiva, professionale)
intorno all'80 %.
Per Approfondire:
Matteo
Selvini, Reinventare la psicoterapia, Cortina 2004.
Il primo e nel settimo capitolo presentano una sintesi dei concetti storici
e attuali sulle caratteristiche e sul trattamento dell'anoressia
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